Antonio Lubrano apre la conferenza con un ricordo di Paolo Frajese: Un esempio di grande ironia, la capacità di condurre servizi deliziosi; un filo ideale ci conduce alla sua collaborazione per l'allestimento della Traviata à Paris... La Traviata, che al di là delle polemiche ha dimostrato che per il melodramma c'è anche un pubblico di prima serata.
Come mai ha abbandonato il palco per trasferirsi sui luoghi dell'Opera, cambiando una formula che si era rivelata fortunata?
La formula - semplicissima - della prima edizione è rimasta: quelle che raccontiamo in fondo sono le storie d'amore; ma la staticità del racconto dal palco del teatro era troppa. Abbiamo fatto in piccolo la stessa operazione di Tosca nelle ore e nei luoghi di Tosca, con minore spettacolarità e con l'obiettivo di avvicinare all'Opera un pubblico giovane.
Nel 2000 si può ancora scrivere lirica?
Onestamente non lo so. Anche i modi di scrivere opere sono cambiati, e sono molti i tentativi che non hanno riscontrato i favori del pubblico. Ma la lirica ha almeno cinque secoli, e per me è già fondamentale conoscere bene il repertorio che abbiamo.
Da questo programma, è rimasto fuori qualcosa? C'è materiale per una terza edizione?
Non dipende da me, ma dalla Rai. Sono già contento che in questo ciclo ci sia Mozart, che l'anno scorso era rimasto fuori. Le opere più popolari sono una trentina, c'è spazio per almeno altre dieci: se si volesse attingere anche solo a Verdi ci sarebbero il Falstaff, La forza del destino... da Rossini Viaggio da Rhemes, la Semiramide. L'idea c'è: speriamo.
Cosa ha apprezzato dell'avvicinamento tra lirica e musica pop del Pavarotti & friends?
Mi è rimasto impresso il Miserere, e mi ha fatto piacere, trattandosi di uno spettacolo di respiro internazionale, che ci sia stata più di una presenza di canzoni napoletane che - chissà perché - di solito la grande televisione trascura; io ho fatto tredici puntate per Raisat sulla canzone napoletana, a temi: il caffè, mammà, la guerra, l'emigrazione, le sirene, il cornuto, il mare, la mulina: sta andando molto bene, con bei riscontri dall'estero.
Cosa pensa di Internet: lo conosce? Che idea ne ha?
Lo conosco, e ne sono molto intrigato. Spero di poter presto varare un sito mio che si chiamerà Mi manda Lubrano. Sono affascinato da questo linguaggio nuovo che sta cambiando i nostri comportamenti - a parte quello che sta succedendo nel commercio e nell'economia - questo rapporto totalmente nuovo, virtuale e reale al tempo stesso. Malgrado i miei sessantotto anni mi sento giovane e pronto ad apprendere il più possibile.
Secondo lei cosa non dovrebbe mancare in un sito Internet dedicato alla televisione?
Niente: dovrebbe esserci tutto. Dovrebbe essere prima di tutto un sito critico: Internet dovrebbe essere il vero strumento per capire soprattutto le reazioni del pubblico giovane, visto che il pubblico di Internet è un pubblico giovane. Dovrebbe essere non tanto la descrizione o l'illustrazione dei programmi, quanto la critica dei programmi: secondo me se ne gioverebbero gli autori, i registi, cioè gli operatori televisivi, e gli stessi dirigenti.
Quindi non una vetrina, ma uno strumento di approfondimento e di critica.
Esatto: secondo me la critica è un fatto estremamente positivo: noi facciamo un lavoro pubblico. È fondamentale capire le reazioni della gente.
Vuole lasciare un messaggio per il pubblico di Internet?
Mi auguro che segua con affetto all'Opera, e soprattutto mi faccia sapere cosa ne pensa: credo molto nell'apporto dei giovani e se potessi avere la loro collaborazione ne sarei lieto per continuare a lavorare... sempre più vicino a loro.