morista, disincantato, geniale. Insieme con Giuseppe Moccia, alias Pipolo, firma un'incredibile numero di commedie comiche all'italiana. Sul piccolo e grande schermo, come sceneggiatore e come cineasta, lascia un segno distintivo della sua verve. Giovane e determinato, bussa alla porta della rivista Marc'Aurelio, diretta da Marcello Marchesi: grande direttore, che gli affina le sue naturali qualità umoristiche. Proprio in redazione conosce Pipolo, allora cassiere di banca con una vis comica da vignettista, per iniziare un sodalizio lungo quarant'anni. Insieme, hanno avuto il privilegio di alternare l'ideazione di stesure cinematografiche, a quelle televisive con la RAI. Di lui dice Pipolo: Insieme ci completavamo. Lui, puntuale come un tedesco, nell'ambiente lo chiamavano Franz. Al contrario io, sono sempre stato sbadato e ritardatario. Per questo, in quarantacinque anni, non abbiamo litigato mai: ho perso un fraterno amico. La coppia debutta alla regia nel 1943 in I marziani hanno dodici mani. Un cast di grandi talenti come Paolo Panelli e l'inossidabile coppia della risata Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Per qualche anno la televisione assorbe Castellano e Pipolo: Scala Reale con Peppino de Filippo, Partitissima con Alberto Lupo, Studio Uno. Nel 1978 eccoli, irriverenti, con Adriano Celentano in Zio Adolfo, in arte Hitler, con il Molleggiato in un doppio ruolo di colonnello SS e gemello antinazista. Con il cantante Castellano firmerà in carriera ben sette film : Mani di velluto, Sabato, domenica e venerdì, Il bisbetico domato, Innamorato pazzo, Grand Hotel Excelsior, Segni particolari bellissimo e Il Burbero. Proprio con il Molleggiato, inaugurano anche i celeberrimi silenzi celentaniani in Fantastico 1987. Ma il sodalizio lascia un segno, anche dopo la scomparsa di Castellano. Sia suo figlio Lorenzo che Federico Moccia, figlio di Pipolo, seguono le orme paterne: entrambi autori. Oltre a firmare regia e sceneggiatura di diverse commedie Anni Ottanta, ricordiamo anche gli illustri esordi alla sceneggiatura con due film simbolo Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi (1960) e Signori si nasce (1960)
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