Nato a New York il 26 luglio 1928, è scomparso nella sua casa londinese il 7 marzo 1999
egista Americano. Un professionista dell'inquadratura. Non per nulla, amava la cinepresa a mano: la prima gli viene regalata a soli tredici anni. Nato del popolare quartiere del Bronx, è uno dei più grandi cineasti del secolo. Schivo, riservato attento alla propria privacy, ha avuto tre mogli e due figlie, delle quali una cantante d'opera e l'altra compositrice musicale.
A venticinque anni il suo estro creativo è già evidente. Ricco di una forza espressionistica, efficace e cruenta, esce dagli schemi e dalle convenzioni. Sovverte i princìpi e lascia il proprio immaginario a briglie sciolte.
Come capita spesso alle più grandi star, la sua carriera sembra il soggetto di un copione. Eccolo giovane e brillante fotografo per la rivista Look, col pallino del cinema. Testardo, comincia a girare dei cortometraggi: e viene notato. Vende alla RKO un corto sulla vita del pugile Walter Cartier. Poi ne realizza un altro dedicandolo ad un prete del Nuovo Messico e addirittura prende un prestito in banca per farne un terzo, nel 1953: s'intitola Il bacio dell'assassino. Grazie all'incontro con un ricco coetaneo James B. Harris, che gli propone di associarsi alla produzione di Rapina a mano armata, comincia a muovere i primi passi nel mondo di Hollywood. Da quel momento, non smetterà più di collaborare ai testi ed alla produzione di tutte le sue pellicole.
Da lì a poco comincia a firmare i suoi tanti capolavori, a cominciare da Il Dottor Stranamore, ovvero come impari a non preoccuparti della bomba, del 1963, una guerra fredda a suon di torte alla panna. In lui il ruolo della musica, diventa asincronico. Come non ricordare Il Bel Danubio Blu di 2001: Odissea nello Spazio, 1968, oppure la Nona Sinfonia nell'altro film cult Arancia Meccanica, del 1971. Due opre uniche nella storia del cinema: nel primo si assiste alla distruzione della propria creazione, da parte della stessa intelligenza creatrice. Nel secondo si esalta, o si depreca nel denunciarlo, l'istinto omicida e irrefrenabile del protagonista.
Ma in Kubrick si assiste alla stessa cura e all'utilizzo inquietante, della luce: che la critica definisce mai innocente... Dei costumi, dei dettaglia: niente è lasciato al caso. Sono tutti concordi nell'affermare che nessun cineasta del secolo, abbia la stessa capacità certosina di supervisione delle produzioni come Kubrick. È l'autore completo dei suoi film. Le sue opere non risultano mai come l'interpretazione di una tesi. Ma come una creazione: visionaria, poetica, pessimistica ed inquietante. Tutto è distruttivo: perché non si può essere demagogici e ottimisti nei confronti dell'essere umano... In un'intervista Kubrick dichiara: Dopotutto, l'uomo è l'uccisore maggiormente privo di rimorsi che abbia mai abitato la terra.... Da cui Shining, 1979, con la lucida follia omicida di uno straordinario Jack Nicholson. O la morte per un ideale che forse non esiste, come la Patria, nel capolavoro di rara intensità Full Metal Jacket, 1987. Anche l'amore, vedi Lolita del 1962, non è positività.
Kubrick mette a nudo le paure ed i limiti del genere umano, senza pietà. Mediante l'orrore, la paura, la guerra, la morte, la violenza egli svergogna le ambizioni dell'uomo. Ne ridimensiona l'arroganza e il potere.
Stanley Kubrick si spegne due settimane prima dell'assegnazione degli Oscar 1999. Dopo tanti capolavori, non ha mai conquistato una statuetta. Il gotha del cinema mondiale lo definisce straordinario, ma lo rimprovera di troppa originalità... Il pubblico lo ama incondizionatamente. E lui, prima di andarsene a soli settantuno anni, saluta a modo suo. Con l'ultimo ciak, dal titolo Eyes Wide Shut, in uscita postuma nelle sale americane nell'estate 1999, con protagonisti la coppia Tom Cruise, Nicole Kidman.