Nato a Catanzaro il 22 febbraio 1914. Premio Nobel 1975
ato da padre ligure e madre calabrese, cresce ad Imperia e nel 1930, a soli 16 anni, si iscrive alla facoltà di Medicina dell'Università di Torino.
Si laurea nel 1936 discutendo una tesi di anatomia patologica con il professor Giuseppe Levi. La votazione è 110 summa cum laude e dignità di stampa.
Durante la guerra viene mandato a combattere in Russia, da dove ritorna dopo la disastrosa ritirata. Nell'aprile 1945 fa parte della Giunta Popolare della Città di Torino.
Diviene assistente del professor Levi ad Anatomia Patologica, ma nello stesso tempo compie approfonditi studi di fisiologia e si iscrive alla facoltà di Fisica, che frequenta dal 1945 al 1947, quando lascia l'Italia per gli Stati Uniti.
Il futuro Premio Nobel Salvatore Luria lo chiama all'Università di Bloomington, nell'Indiana. Qui Dulbecco studia i fagi, virus batteriologici, scoprendo che dopo essere stati uccisi dalle radiazioni ultraviolette, possono venire resuscitati da una luce visibile: si tratta dell'entrata in funzione di certi meccanismi cellulari che riparano il DNA quando è danneggiato da radiazioni.
Viene chiamato al California Institute of Tecnology, il famoso Caltech. È la migliore università di biologia degli USA. Lavora sui fagi insieme a Max Delbruck. Si dedica poi ai virus di origine animale. Mette a punto un sistema quantitativo di misura dei virus, che gli frutta l'incarico di Associated Professor. Diventa presto Professore Ordinario, sempre al Caltech.
Crea una procedura per ottenere quantità di virus geneticamente puri. Nel 1955 riesce ad isolare il primo mutante del virus della poliomelite. Scoperte che servono poi a Sabin per la preparazione del vaccino.
Nel 1960 Dulbecco inizia ad interessarsi alla ricerca oncologica, studiando virus animali che provocano fenomeni di alterazione delle cellule e che determinano forme di cancro anziché provocare la morte delle cellule stesse. Spinge la sua immagine a livello molecolare anziché arrestarsi alle superficie della cellule.
La scoperta più importante è la dimostrazione che il DNA del virus viene incorporato nel materiale genetico cellulare, per cui diventa quasi come un gene nella cellula medesima. E la cellula subisce un'alterazione di tipo permanente.
Altra scoperta importante è che i geni virali che rimangono nella cellula mettono in funzione i loro messaggeri, che alterano l'attività del DNA cellulare, interagendo con esso. Nel 1975 gli viene conferito il Premio Nobel insieme a David Baltimore e Howard Temin, che erano stati i suoi allievi proprio in questi studi.
Nel 1972 si trasferisce dagli USA a Londra all'Imperial Cancer Research Fund, dove continua gli studi di oncologia. Torna poi negli Stati Uniti al Salk Institute di La Jolla, in California.
È del 1986 la proposta fatta a Dulbecco (e partita poi in tutto il mondo come progetto di collaborazione internazionale) di costruire la mappa del genoma, di decifrare il patrimonio di 100 mila geni che compongono la struttura genetica umana per caratterizzare ogni cellula del corpo attraverso i geni che sono espressi in essa. Per quanto riguarda il cancro, il confronto tra le cellule sane e quelle cancerose potrebbe dire quali geni sono attivi in quelle cancerose mentre sono assenti in quelle sane e viceversa.
Recentemente rientrato in Italia come esperto del CNR di Milano per il Progetto Genoma (la parte italiana del progetto internazionale) partecipa ad esperimenti sui geni di cancro.
Il 1999 lo vede protagonista di un'avventura assolutamente al di fuori dal suo ruolo: si presta, infatti, ad affiancare Fabio Fazio, come co-conduttore nella manifestazione canora più famosa d'Italia: il 49o Festival di Sanremo. Fa parte inoltre del comitato scientifico dell'edizione 1998-1999 di Check Up. E di quella del 2000.