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Il barone Ottone Spinelli Degli Ulivi, detto Zazà, è sempre in bolletta. Gli piace la vita. Adora le donne. E spende. Spende. Spende. Vive un'esistenza da voyer, tra le ballerine e le case da gioco. Suo fratello Pio, al contrario, è estrememente tirato. Serio, centellina i suoi fondi. E critica il fratello spendaccione. Ma quando Zazà si trova nei guai si appella al buon cuore di Pio. In fondo, anche lui, in gioventù, ne ha fatte delle belle...
È una pellicola che celebra la fine della rivista. Il tramonto del varietà. E lo fa attraverso due grandi attori, tra momenti di malinconia e grandi risate. Per Totò si tratta della sessantacinquesima interpretazione, per Peppino De Filippo, invece, della cinquantottesima. Questo film ha reso immortale la battuta: Signori si nasce e, modestamente, io lo nacqui. Ma l'intera pellicola è ricca di sketch divertenti come il tombone di famiglia, dove Totò vuole far entrare prima il fratello Peppino , e gli dice tu puoi inaugurarla quando vuoi, ti do la precedenza.
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