Totò Esposito fa la comparsa. Sogna da sempre la vita sotto i riflettori. Ma invece, viene trattato come un pezzente. Umiliato. Offeso da tutti.
Una costante nella sua vita. Fino a quando un giorno non si ribella. Stanco e frustrato da tanto penare. E aggredisce il capocomparse, isterico e arrogante.
Ma quel gesto di reazione lo paga caro. Viene infatti ricoverato in manicomio. E proprio al suo analista Totò, sconfitto dalla vita, racconta la sua esistenza di perdente...
E a suo modo, la soluzione per riuscire a beffarsi della vita.



Questo film viene considerato dallo stesso Totò una sorta di testamento spirituale e filosofico. È la sua quarantatreesima interpretazione. Il mondo si divide in veri uomini e caporali, personificati da un bravissimo Paolo Stoppa. Questi ultimi sono coloro che non usano mai la ramazza: ovvero, in senso lato, coloro i quali sono privi di virilità...