Alberto Lattuada

Nato a Milano il 13 novembre 1914

Regista e sceneggiatore italiano. Colto, letterato, giornalista in gioventù ma anche fotografo. Il cineasta fonda, con Mario Ferrari e Luigi Comencini, la Cineteca Italiana di Milano, della quale è tuttora presidente. Esordisce sul grande schermo prima come sceneggiatore, nel 1941, in Piccolo Mondo Antico di Mario Soldati. L'anno dopo, eccolo dietro la macchina da presa in Giacomo l'idealista, inserito dalla critica nel cosiddetto filone calligrafico: d'ispirazione letteraria, con grande introspezione psicologica nei personaggi da parte del regista. Lo stesso anno pubblica anche un testo di sue fotografie, intitolato Occhio Quadrato.
Sempre aperto alle influenze del cinema europeo e al senso di spettacolarità proprio di quello americano, è uno dei maggiori esponenti del neorealismo italiano. Nel 1947 esce Il bandito, la dura storia di un reduce di guerra, interpretato da Amedeo Nazzari, che non riesce più ad inserirsi nella società. Una pellicola intrisa di un neorealismo moraleggiante. Così come amaro e disincantato risulta Luci del varietà del 1951.
Tra le sue produzioni degli Anni Sessanta due film gialli come L'Imprevisto e Il Mafioso, usciti rispettivamente nel 1961 e '62. Dirige spesso grandi interpreti femminili, dalla indimenticabile Anna Magnani a Giulietta Masina, da Catherine Spaak a Clio Goldsmith, da Nastassja Kinski a Dalila Di Lazzaro.
Ama la letteratura, per questo non mancano riduzioni di opere celebri quali, ad esempio, La Lupa del 1952, La Tempesta del 1958, La Mandragola del 1965.
Nel filone romantico adolescenziale, Lattuada trova un proprio spazio poetico. Eccolo dirigere il verghiano Venga a prendere un caffé da noi, 1971, un melodramma rosa come La Cicala, 1980, fino alla commedia Una spina nel cuore, 1986, con Anthony Delon.
Nel 1963, per Il Mafioso, vince il Golden Seashell, al San Sebastian Film Festival.

aggiornata maggio 1999

filmografia


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