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La solfatara deve chiudere. Diverse famiglie siciliane rischiano di finire sul lastrico: l'unica alternativa è l'emigrazione. Durante l'angosciante trasferimento dei minatori verso la Francia, gli uomini vengono prima truffati dalla guida e dopo coinvolti in uno sciopero di contadini. Ma piove sempre sul bagnato ed il protagonista si trova addirittura coinvolto in un duello all'ultimo sangue con un bandito, che resterà ucciso, a causa della sua ex amante. Dopo questo inizio tragico, accompagnati solo dalla mala sorte, sotto una neve gelida che spacca le mani sembra tutto perduto. Ma questa manciata di clandestini disperati sarà fatta passare oltre confine dalle stesse guardie di frontiera, intuita la loro condizione disagiata.
Tratto dal romanzo Cuore negli abissi di Nino de Maria, il film risulta quasi una ballata popolare, ricco com'è di toni melodrammatici e si è guadagnato l'Orso d'argento a Berlino. Per il blasonato regista italiano Pietro Germi, nato a Genova il 14 settembre 1914 e morto il 5 dicembre 1974, questo era il sesto film, sui 21 ciak della sua carriera tra cui i fortunatissimi Amici miei del 1975, suo ultimo lavoro e Alfredo, Alfredo del 1972. Tra i suoi riconoscimenti artistici, la Palma d'oro a Cannes nel 1966 per Signore & Signori, l'Oscar per Soggetto e Sceneggiatura di Divorzio all'italiana nel 1967, insieme a Ennio de Concini e Alfredo Giannetti, oltre ad una nomination per la Miglior Regia dello stesso film. Anche Fellini ha collaborato alla stesura della sceneggiatura di questa pellicola, dopo che nella sua straordinaria carriera ha elaborato quasi tutte quelle dei suoi film. Tra le curiosità sui protagonisti, Saro Urzì, siciliano doc ha partecipato a diversi film di successo, tra cui Il Padrino, 1972, interpretando la parte di Vitelli. Lo si trova spesso in ruoli drammatici nelle pellicole dirette da Germi.
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