L'ultimo regalo di Stanley Kubrick
inaugura la 56a Mostra del Cinema di Venezia
EYES WIDE SHUT

EYES WIDE SHUT

Quasi tutti i cinefili doc si ricordano esattamente dove si trovavano e che cosa stavano facendo in quel triste 7 marzo 1999, quando furono raggiunti dalla notizia che Stanley Kubrick se ne era andato per sempre. Qualcuno commentò: Credevo che fosse immortale. Qualcun altro rispondeva: Da oggi, lo è davvero. E tutti si chiedevano spasmodicamente se il maestro avesse fatto in tempo a completare Eyes wide shut, tratto dal romanzo Doppio Sogno di Arthur Schnitzler e interpretato da Tom Cruise e Nicole Kidman.

Coccolato dal regista fin dagli anni sessanta, il progetto era finalmente entrato in lavorazione nel 1997 e le riprese si erano protratte per quasi un anno nel clima di segretezza assoluta che ormai da decenni distingueva ogni nuovo film di Kubrick. Dopo aver diretto negli Stati Uniti capolavori come Rapina a mano armata, Orizzonti di Gloria e Il dottor Stranamore, il regista si era spostato in Inghilterra per Lolita e 2001: odissea nello spazio e si era poi stabilito nei pressi di Londra, riducendo sempre più le sue apparizioni pubbliche. E i suoi film, sempre più distanti l'uno dall'altro, erano sempre un evento: dall'apologo morale di Arancia meccanica alle innovazioni fotografiche di Barry Lindon, dalle gelide inquietudini di Shining al Viet-Nam stilizzato di Full Metal Jacket.

Selezionato per inaugurare la 56a Mostra del Cinema di Venezia, Eyes Wide Shut è sicuramente l'avvenimento cinematografico di fine millennio, e certo non per l'alone di scandalo che lo precede, coltivato ad arte dai media, dalla Warner Bros e dallo stesso regista. Destinato a rimanere il degno sigillo di una carriera straordinaria, il film è anche l'ultimo regalo di una mente geniale al suo pubblico: ed è un regalo che tutti vogliamo aprire con l'emozione gelosa di una lettera d'amore, prima che venga consegnato definitivamente alla Storia del Cinema.

Alberto Farina



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