Marlon Brando
Marlon Brando
Nato ad Omaha, Nebraska, il 3 aprile 1924, attore americano
Possente, carismatico, affascinante. È un attore simbolo del cinema internazionale. Tanto che la sua vita appare tormentata quasi come un copione drammatico: prima l'arresto per omicidio del figlio Christian, poi il suicidio della figlia Cheyenne.
Cresce in una famiglia dalle origini modeste e vive un'adolescenza ai limiti della legge. Muove i primi passi da attore dilettante a teatro. Due anni dopo, nel 1944, debutta a Broadway.

Indubbiamente bello, dallo sguardo penetrante e dallo charme latino, viene presto individuato da Elia Kazan: che nel 1951 gli affida il ruolo di Stanely Kowalski in
Un tram che si chiama desiderio, con il quale ottiene una nomination all'Oscar. Assurge subito al ruolo di star, divenendo il portavoce di un nuovo tipo di recitazione, appresa all'Actors' Studio, chiamata Metodo.
Brando crede nei ruoli che gli vengono proposti. E per interpretare quello di un paraplegico in Uomini, di Fred Zinnemann, si rinchiude per un mese a studiare il comportamento dei disabili di un ospedale specializzato.

Dopo una serie di pellicole azzeccate, arriva la prestigiosa statuetta per Fronte del Porto, sempre diretto da Kazan, con il ruolo di Terry Malloy. Interpretazione che gli fa conquistare anche il premio come Miglior Attore al Film Festival di Cannes.
Eccolo giovane ribelle, simbolo di una generazione sbandata e disillusa, in Il Selvaggio, 1954. Il suo atteggiamento spavaldo e anticonformista, l'abbigliamento controcorrente, i ruoli da duro fanno apprezzare Brando soprattutto da un certo tipo di pubblico e di critica: che mai lo abbandonerà, nonostante i suoi alti e bassi artistici. Anche se le scelte dell'attore spesso ricadano su film che non sempre gli si addicono resta per tutti, comunque, un interprete innovatore ed unico.

Nel 1959 fonda una sua casa di produzione, ma negli Anni Sessanta non lavora molto, se non grazie ad amici e colleghi quali Arthur Penn e John Huston. C'è chi lo considera finito. Ma invece, sta per deliziare i cinefili con la sua più celebre interpretazione: Don Vito Corleone in Il Padrino, del 1972, di Francis Ford Coppola. Rifiuterà l'Oscar che gli hanno assegnato, come protesta verso le condizioni degli Indiani d'America. Tra le sue grandi performance di quegli anni, il tormentato Ultimo tango a Parigi, sempre del 1972, di Bernardo Bertolucci.
A partire da questo periodo, Brando comincia la sua battaglia contro l'industria cinematografica mondiale ufficiale, schierandosi sempre a favore dei movimenti ecologisti mondiali. Da Apocalypse Now, del 1979, si prende una pausa lunga un decennio. Rinuncerà a i suoi cachet miliardari per accettare parti secondarie, dove comunque non manca una straordinaria seduzione d'artista. recita per piacere, per scelta: il suo conto in banca glielo consente. Eccolo, nella parodia di se stesso, in Il Boss e la matricola, del 1990. E ancora appesantito, stanco, quasi irriverente nei confronti del cinema che lo ha consacrato alla gloria, lo ritroviamo folle scienziato allergico al sole in L'isola perduta, 1996 e, grottesco, oltre centotrenta chili di peso, in L'autunno del Patriarca, uscito nelle sale americane nella primavera del 1999.
aggiornata luglio 1999


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