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Una mancata promozione, un licenziamento, il suicidio. Tutto per azzeccare i numeri al lotto dall'aldilà. Ma sarà vero...
TOTÒ E I RE DI ROMA
Comico (Italia 1951)
b/n 95'
  
Regia Mario Monicelli, Steno
Sceneggiatura Mario Monicelli,
Steno, Peppino de Filippo
Fotografia Giuseppe La Torre
Musica Nino Rota
Interpreti
(Ercole Pappalardo) Totò, (Il Padreterno) Ernesto Almirante, (Sonatore di tromba) Giulio Calì, (Armida Pappalardo) Anna Carena, (Ferruccio) Aroldo Tieri, (Maestro elementare) Alberto Sordi, (Capo ufficio Capasso) Pietro Carloni
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Ercole è un impiegato: archivista capo del Ministero, per l'esattezza. E' sposato e padre di cinque figli. Vive un'esistenza semplice fatta di costanti preoccupazioni e di un'unica speranza: la promozione. Ma purtroppo è anche odiato dal suo superiore che lo caccia perché non possiede la licenza elementare. Il pover'uomo non si da per vinto.
E decide di morire per comunicare alla moglie un terno secco dall'aldilà. Ma anche lì, le cose non vanno come previsto. E dopo la galera celeste, per quei numeri pescati dalla borsa nera, la famiglia si arricchisce e lui si sveglia:
era solo un sogno...
Il film è la parodia di due racconti di Anton Cechov: La morte di un impiegato e Esami di promozione, rielaborati per l'occasione da Monicelli e Steno. La recitazione del protagonista tinge la pellicola di grande commozione ed ironia, anche grazie alla presenza di caratteristi in erba come Alberto Sordi, nella parte del petulante presidente della Commissione d'esame. Lo stesso titolo si riferisce ad una delle fatidiche domande fatte a Totò, in occasione della licenza elementare. Per le note biografiche e la filmografia di Antonio De Curtis si consulti la sezione Personaggi.
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